Nella tempesta delle parole, l’ascolto come certezza dell’approdo

mare in burrasca

Ho avuto la possibilità, partecipare ad un webinar condotto per ICF da Giovanna Giuffredi, il cui titolo era Il Coach tra “Essere e Fare”, ed è stata una esperienza davvero interessante sia dal punto di vista professionale che personale proprio grazie alla relatrice ed alla sua grande professionalità.

Tra le cose trattate, e qui mi soffermo per ribadire che non ha importanza quanti argomenti sono stati trattati ma come sono stati trattati, mi hanno colpito due elementi fondamentali espressi nell’intervento ovvero l’importanza, sia per il professionista coach che per l’Uomo, di sviluppare la capacità di ascolto e la “neutralità empatica”, definizione questa proprio della Relatrice.

Qui mi soffermerò sul concetto di ascolto, mentre sulla neutralità empatica ne parlerò in una prossima occasione.

Rispetto all’ascolto cito testualmente le parole di Raimon Panikkar ascoltato durante il webinar che dicono: “Saper ascoltare è una grande arte, una grande disciplina; perché io non so ascoltare se sono troppo pieno di me, non so ascoltare se so già la risposta, non so ascoltare se non faccio silenzio in me e non so ascoltare se non ho rispetto”.

In un mondo in cui pare che tutti abbiano le risposte a tutto e soprattutto le soluzioni per tutto, queste riflessioni sull’ascolto mi lasciano spiazzato. Perciò la doppia condizione di professionista e di Uomo, mi pone, di fatto, nel vivere una duplice esperienza.

Mi spiego.

Nella nostra condizione di professionisti viviamo costantemente situazioni nelle quali governiamo eventi anche complessi e, talvolta improvvisi ed inaspettati come tempeste, attraverso la competenza dettata dal ruolo stesso che rappresentiamo.

È altresì vero che come uomini, ovvero esseri Umani, quelle stesse tempeste le subiamo proprio perché il nostro ruolo non è così definito o addirittura è assente, sentendoci quindi passeggeri su una nave senza governo in balia della tempesta.

Ed proprio in questo scenario che noi subiamo come Uomini, inevitabilmente, gli effetti della tempesta mentre un coach capace di governare gli eventi in modo competente vero e responsabile può generare, rimanendo correttamente centrati nell’ascolto, autoconsapevolezza nel coachee/cliente, ed anche in se stesso.

Questo può determinare effetti diversi dove per il coachee/cliente significherà, tra l’altro, presa di coscienza e miglioramento delle potenzialità per il Coach sarà strumento di consapevole assenza di interferenze e maggiore centratura sul suo compito di “timoniere”.

Ma Panikkar aggiunge: “…E non è nemmeno ascoltare se già faccio la violenza di costringere quello di cui Lui vuole parlare in uno schema predeterminato da me”.

Emerge forte nell’ascolto il concetto, quindi, di neutralità di assenza di valutazione e di accettazione incondizionata dell’altro e del suo pensiero, concetti di cui oggi come detto, sembriamo deprivati.

Ecco di nuovo il coaching, come strumento di autoascolto e miglioramento del proprio autogoverno, che noi ci si trovi nella condizione di Uomo o in quella di Coach.


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